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Chianti Classico Blockbuster - 22 Settembre 2017

Giovedì era decisamente affollata o crowded vista la marcata presenza di inglesi e americani.

Alla degustazione si accedeva acquistando un carnet da 7 degustazioni e un calice “griffato” per il prezzo di 10 Euro. Devo dire che i produttori si sono dimostrati decisamente clementi su questi dettagli vista la nostra sete di informazioni e la nostra lista interminabile di domande ai banchi di assaggio. C’era anche un lungo tavolo con alcune aziende rappresentate e servite dai sommelier della Fisar, anche loro molto pazienti.

Ma torniamo ai nostri vini. Nel 2014 il consorzio ha modificato alcuni aspetti del Disciplinare di Produzione del Chianti Classico, introducendo la Gran Selezione, escludendo i vitigni a bacca bianca e regolamentando la presenza di Sangiovese dall’80% al 100%.

Nonostante le recenti modifiche la presenza di Cabernet Sauvignon e Merlot era notevole. Massiccia la presenza di Rossi IGT dedicati al gusto Bordeaux against Napa. Miei cari amici amanti del Sangiovese e vitigni autoctoni, ho dovuto faticare un po’ per sentirmi pienamente soddisfatta. Diversi i Chianti Classico marcatamente intensi nelle loro tonalità che si alternavano a note vanigliate tendenti al Straight Burbon. Signori, seriamente, capisco che vendete quasi tutto negli USA ma con queste barrique nuove avete decisamente stancato.

La Gran Selezione. Un gran punto di domanda. Ok, sono ammesse solo le uve provenienti dai terreni di proprietà dell’azienda, ma si tratta forse di un vino migliore? Risposta negativa. Ho notato che alcune Gran Selezione erano state fatte anche nelle annate meno favorevoli quindi mi chiedo se il Consorzio non dovrebbe rivedere un pochino questa nuova menzione per garantire una qualità superiore in ogni aspetto.

Lottando nella mia caparbietà verso la purezza ho trovato un momento di soddisfazione nell'incontro con Silvio Chiostri dell’azienda Vegi. Chianti leggermente chiusi all’inizio, si aprono su note di frutta rossa fresca e mediterraneità con tannini maturi e persistenza nella versione riserva. Vitigni autoctoni: sangiovese, canaiolo, cigliegiolo e colorino. Acciaio e botte grande. Semplicità, personalità ed eleganza.

La vera sorpresa è stato il Vin Santo 1995. Fermentazione e successivi 10 anni in caratelli, poi 5 in vetro, trasformano questo liquido in qualcosa che ricorda la complessità di un Madeira. Qui è da quattro generazioni che si fa Vin Santo. Il vino è intrigante, note di uva passa e albicocca disidratata, con tutto quell’universo dei vini ossidativi fra cui tabacco e noce moscata. Emozionante.

Dopo questo momento di gioia proseguiamo il nostro cammino verso altri banchi di assaggio ma veniamo brutalmente interrotti da un acquazzone di proporzioni bibliche e costretti a ritirarci, arresi.

Interessante anche se assaggiato in velocità, causa maltempo, il Chianti Classico del Castello di Verrazzano.

 

Alessandra Dinato

info@dinatowine.com



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